A Rimini si è svolta la 63ª edizione di TTG Travel Experience, insieme a InOut | The Hospitality Community.
Sono tornata al TTG in doppia veste: come direttore editoriale della rivista Odyssey e come docente del corso che sto tenendo presso il Centro Studi Turistici di Firenze: “Tecnico della progettazione, definizione e promozione di piani di sviluppo turistico e promozione del territorio.”
E’ stata un’edizione dai numeri importanti: 2.800 brand espositori e 1.000 buyer su 28 padiglioni e 140.000 metri quadrati. Lato eventi: 200 talk e presentazioni in 9 arene tematiche con oltre 400 relatori.
Ha debuttato anche la nuova area Extra Hospitality – piccola ma destinata a crescere – dedicata al mondo dell’extra alberghiero e quindi agli host, gestori e property manager di appartamenti, case vacanze, ville etc. Ho trovato una manciata di espositori, oltre a un’arena con vari interventi sul tema, gestiti dal team di Vivere di Turismo.
Una delle cose che amo di più di queste fiere, oltre al networking, è la condivisione di dati e trend.
Ve ne cito alcuni:
L’estate 2026 conferma la centralità delle località costiere nel panorama turistico nazionale. Secondo i dati dell’Osservatorio JFC Panorama Turismo Mare Italia le presenze complessive sui litorali hanno raggiunto la quota di quasi 407 milioni (+4,8% rispetto al 2025). In particolare è cresciuta la domanda italiana (+5,6%) nonché quelli internazionali pari a 108 milioni di presenze (+3%). Certo, il 2026 è stato caratterizzato da una certa cautela nei consumi (carovita, rincari carburante) che ha spinto gli italiani verso una vacanza di prossimità e contrazione delle spese extra che ha colpito ristorazione e servizi accessori.

Fra i trend emergenti del travel 2027: dimenticare la ricerca della vacanza perfetta per lasciare spazio a viaggi più personali, flessibili e capaci di produrre effetti anche dopo il rientro. Lo riporta “Hilton Trends report 2027 the Great Rebalance“: uno studio su 14.000 viaggiatori di 14 paesi. I turisti sono sempre meno interessati alla definizione di perfezione, data dagli altri e sempre più concentrati sul pianificare viaggi secondo le proprie esigenze.
Il 54% dei viaggiatori sente pressione nel realizzare il viaggio perfetto.
Il 24% cerca di assecondare le esigenze del gruppo.
Un altro trend è quello del Growth GetAways, ovvero considerare il viaggio come occasione di crescita personale: il 42% dichiara di aver scoperto un nuovo interesse o una passione proprio grazie a un viaggio.
Altri due trend sono:
– viaggi benessere corpo & mente. Il 65% di chi viaggia cerca esperienze capaci di calmare il corpo e riequilibrare il sistema nervoso e il 79% considera aria fresca e vita all’aperto essenziali per rilassarsi.
– Micro Travel Mindset, ovvero più viaggi e più brevi! il tempo è una risorsa da ottimizzare: 67% cercano viaggi che permettono di vivere molte esperienze in poco tempo.
Parte di questi trend sono stati confermati anche dai Deep Trend elaborati da Blue Eggs per la Travel & Hospitality Vision +27 by TTG: The right balance (trovare il giusto equilibrio), In my Own Way (a modo mio!). I viaggi avventura ora sono intesi come crescita personale per conoscere se stessi, superare le sfide, soprattutto nella GenZ. Il 67% di chi viaggia così lo fa per esprimere se stesso. “Non importa dove si va, ma come si va”.

Tra le ricerche presentate, ne ho seguita una specifica sulle vacanze per famiglie legate al mare, più in particolare era la presentazione di un sondaggio sulle spiagge per famiglie con bambini in vacanza. Realizzata da Area38 cerca di evidenziare cosa è importante per il segmento family quando si sceglie il mare come destinazione per le vacanze.
Family beach of the future: cosa cercano le famiglie in spiaggia
Sono state analizzate 209.508 richieste di preventivo del 2026 arrivate su italyfamilyhotels.it, relative a 106 hotel al mare, integrate poi con 228 interviste a famiglie con bambini 0-17 anni svolte nel mese di settembre. Il poco spazio tra gli ombrelloni è la prima criticità a pari merito con la mancanza di ombra (anche nelle aree gioco): quasi il 90% delle famiglie indica almeno uno dei due disagi
I 7 trends del Family Beach of the Future
1. La spiaggia è fattore decisionale nella scelta dell’hotel
Per il 71,1% delle famiglie la qualità della spiaggia collegata all’hotel incide molto sulla scelta. Le famiglie preferiscono quegli hotel che la gestiscono direttamente.
2. L’ombra è il nuovo lusso.
Aree gioco ombreggiate: sono il servizio più importante e la prima criticità in spiaggia. Tra i servizi in spiaggia, le aree gioco sicure, curate e ombreggiate sono al primo posto per importanza: fondamentali o molto importanti per il 67,8% delle famiglie.
il 39,6% le giudica insufficienti o pessime. Più sono piccoli i figli, più pesa l’ombra. La criticità sale al 74,7% tra le famiglie con figli di 3-5 anni
3. L’ombrellone diventa «casa».
Sotto l’ombrellone ci si passa tante ore, ecco quindi che distanziamento, ombra e servizi fanno la differenza. Ma anche lettini o sdraio in più: stare in 4 con due lettini piccoli è impossibile! Tra i servizi che le famiglie aggiungerebbero, il primo tema è il cibo e il servizio all’ombrellone (17,9%). Il 14,6% chiede più spazio e dotazioni: lettini in più, sdraio per bambini, spazio per giocare con la sabbia, postazioni vicino alla riva.
4. I servizi base richiedono qualità, poi extra anche a pagamento.
Le famiglie chiedono servizi essenziali fatti bene, prima delle novità a pagamento. Sono importanti le aree gioco, bagni e docce (un terzo delle famiglie li boccia), l’area nursery (spesso inesistente), animazione in base all’età del bambino e ristorazione adatta ai bambini.
5. A tavola in spiaggia: semplice, sano, a misura di bambino.
Le famiglie chiedono piatti semplici, freschi ed equilibrati per bambini. E magari frutta, snack sani e merende, oltre magari a porzioni ridotte a prezzo ridotto. In generale ci vorrebbe maggior attenzione alla ristorazione per i bambini: non solo cotolette e patatine fritte!
6. Una spiaggia, tante famiglie.
Le famiglie esprimono insoddisfazione sull’animazione che spesso è standard: chiedendo differenziazione in base alla fascia di età. Non si può offrire la stessa animazione a bambini di 5 e di 11 anni. Dividendo le famiglie in base all’età del figlio più piccolo emergono priorità diverse, a volte opposte: una sola «area bimbi» non basta a rispondere a tutte le esigenze. Per chi ha figli molto piccoli (0-5 anni) conta la sicurezza e avere aree giochi ombreggiate, per chi ha bambini 6-9 anni e ragazzi 10-17 serve animazione adatta alla loro età.
7. Il digitale piace se risolve un problema.
Sì al digitale che dà sicurezza e fa risparmiare tempo, meno a quello che è solo un gadget. Ok poter prenotare dal telefono il pranzo che arriva sotto l’ombrellone, un po’ meno ok dover usare il QR ogni volta che ti siedi al ristorante. Piace l’idea del braccialetto smart anti-smarrimento. Per quanto riguarda AI per la scelta della spiaggia, viene usata al 15%.
Fra le risposte aperte sono emerse la voglia di poter mangiare sotto l’ombrellone, il desiderio di restare in spiaggia fino alle 20 (anche considerato il caldo sempre più estremo delle nostre estati), la richiesta di acqua gratis da fare refill per le borracce,
Da quello che ho sentito e visto posso infine menzionare alcune tendenze che riguardano un po’ tutti.

I turisti non vogliono soltanto visitare una località, bensì vogliono vivere esperienze.
Ho sentito ripetere questo concetto tante volte, in più modi e contesti.
Uso della tecnologia sensata: che siano i visori VR per vedere la cabina di una crociera, o l’uso pervasivo dell’AI, senza menzionare i tantissimi software a disposizione degli operatori (l’area era presa d’assalto), è innegabile che la tecnologia possa aiutare nelle varie fasi del customer journey. Tuttavia non dobbiamo scordare il contributo umano laddove abbia un senso: servizi su misura, consulenza, gestione problematiche…

Concludo con una considerazione: nonostante le guerre, il caro carburante, le incertezze globali… i turisti vogliono ancora viaggiare. Cambiano le mete, diminuiscono le durate dei soggiorni, si modificano le abitudini di viaggio, i mezzi di trasporto, le motivazioni, le dinamiche..
Ma le persone non smettono di voler partire. E in tutto questo la comunicazione mantiene un ruolo decisivo.