Molti avranno sentito parlare degli Influencers, ovvero persone molto seguite sui Social Networks, soprattutto Facebook e Instagram, capaci di influenzare i propri followers e fan nello stile di vita e negli acquisti.

Senza tirare in ballo Chiara Ferragni, che oramai è una celebrità con 10 milioni di followers su Instagram, ci sono molti blogger e igers con numeri impressionanti, che postano foto di oggetti, vestiti, hotel o ristoranti spesso in cambio di un compenso o un altro tipo di vantaggio economico (come minimo la gratuità del bene stesso).

Credits: https://www.instagram.com/chiaraferragni/

Il problema è che talvolta questi “consigli per gli acquisti” sono un po’ occulti, ovvero non è dichiarato che lo si fa in cambio di qualcosa, e si fa credere che quella borsa, quella camera super luxury o quella crema anti-cellulite, sia stata regolarmente pagata e quindi il consiglio sia spassionato e sincero.

La cosa è così diffusa che il Garante della Concorrenza e del Mercato si è sentito in obbligo, in piena estate (24 luglio 2017!) di fare un comunicato stampa ufficiale che richiedesse più trasparenza. Qui trovate tutto il testo.

Se non volete leggervi l’articolo per intero, in sintesi i passaggi importanti sono questi:

l’Autorità dopo aver ricordato che la pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile come tale, affinché l’intento commerciale di una comunicazione sia percepibile dal consumatore, ha evidenziato come il divieto di pubblicità occulta abbia portata generale e debba, dunque, essere applicato anche con riferimento alle comunicazioni diffuse tramite i social network, non potendo gli influencer lasciar credere di agire in modo spontaneo e disinteressato se, in realtà, stanno promuovendo un brand.

L’Autorità ha pertanto individuato criteri generali di comportamento e ha chiesto di rendere chiaramente riconoscibile la finalità promozionale, ove sussistente, in relazione a tutti i contenuti diffusi mediante social media, attraverso l’inserimento di avvertenze, quali, a titolo esemplificativo e alternativo, #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento, o, nel caso di fornitura del bene ancorché a titolo gratuito, #prodottofornitoda; diciture alle quali far sempre seguire il nome del marchio.

Trovo che sia abbastanza giusto (anche se vorrei la stessa pretesa di correttezza nell’informazione anche in tanti finti publiredazionali che vedo nella carta stampata) e quindi ho deciso di approfondire un po’ la questione.

La cosa infatti mi interessa sia lato consulente, per saper consigliare per il meglio le mie aziende clienti, che lato personale in quanto io stessa, con i miei canali, ogni tanto vengo contattata da brand che vogliono fare un post sponsorizzato. Lungi da me definirmi una influencer, ma voglio capire… se un hotel 5 stelle volesse offrirmi un soggiorno omaggio con trattamenti Spa (magari!), come devo comportarmi?

Facebook ha preso posizione: esiste tutta un’area dedicata ai branded content (il link è questo).

We define branded content as a creator or publisher’s content that features or is influenced by a business partner for an exchange of value

In altre parole se abbiamo una pagina Facebook verificata, ovvero quelle con la spunta blu, possiamo chiedere di iscriverla nel Branded Content Tool, in modo poi da pubblicare contenuti sponsorizzati in partnership con Brand, Agenzie o Centri Media con una modalità ben precisa, che loro chiamano “handshake”.

Di fatto viene pubblicato un post tipo questo qui sotto dove StyleNow Feed sta collaborando con Jasper’s Market (e infatti la parola a cui prestare attenzione è “with”) e sotto appare anche la scritta Paid per eliminare ogni dubbio sulla natura del post.

E gli altri social non di proprietà di Mark Zuckerberg? e i blog?

Se vi interessa il tema potete leggervi anche il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, con le modifiche in vigore dall’8 marzo 2017 (la prima edizione del codice risale al 1966). Trovate tutto qui: http://www.iap.it/codice-e-altre-fonti/il-codice/

Sul sito un bel video mostra come comportarsi con le nuove forme pubblicitarie: dal Native Advertising, agli Advergame, all’Endorsement (= quando un blogger riceve un regalo o un compenso per parlare bene di un prodotto).

In sintesi ci sono vari modi per segnalare la natura promozionale dei contenuti, ma la cosa più semplice è inserire all’inizio del post termini che ne fanno riconoscere la finalità. Es. #incollaborazionecon #sponsoredby #pubblicita #advertising

E quelli che non lo fanno? non so come funzioni, se esistono sanzioni o altro. Già però prevedo che qualcuno ignorerà queste indicazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *