Elena Farinelli Official Blog http://www.elenafarinelli.it Tutto quello che cercate su "Nelli", qui lo trovate... Wed, 15 Apr 2020 20:13:21 +0000 it-IT hourly 1 Lavorare da casa: 10 consigli per lo smart working http://www.elenafarinelli.it/lavorare-da-casa-10-consigli/ http://www.elenafarinelli.it/lavorare-da-casa-10-consigli/#respond Thu, 02 Apr 2020 10:35:48 +0000 http://www.elenafarinelli.it/?p=2974 Durante questo periodo di quarantena mi capita di leggere molti commenti sui social relativi a come gestire la propria attività lavorativa da casa. Problemi nell’organizzazione dei tempi e degli spazi, scelte di fondo sull’outfit (pigiama sì o no?) e stati d’animo altalenanti, anche a causa della mancanza del contatto fisico con colleghi e clienti.

Lavorando come freelance da più di 10 anni, per me non è una novità lavorare da casa. E’ vero che ho uno studio in centro a Firenze, più che altro come punto d’appoggio, ma spesso e volentieri mi capita di lavorare in casa. E dopo i primi 6 mesi di rodaggio, negli anni ho stabilito un mio metodo, che mi sento di condividere con chi legge queste parole. Magari a qualcuno tornerà utile un confronto o una visione diversa, chissà.

Ecco le mie regole

1) Mai in pigiama

Prima regola d’oro: mai restare in pigiama. Tutte le mattine, dopo colazione, mi lavo, mi vesto, mi do una sistematina (ovvero una leggera truccatina) e poi mi metto al computer. E’ una questione mentale: si esce dallo status casalingo per entrare in quello lavorativo. Unica concessione: resto in ciabatte (per comodità).

2) Definire l’orario di lavoro

Lavorando in proprio, e soprattutto nel mondo di Internet, si ha il vantaggio di poter lavorare potenzialmente a qualsiasi ora del giorno e della notte. E personalmente ho conosciuto tanti web designer, programmatori e seo che sono molto più reattivi dalle 22 in poi… ma dobbiamo comunque renderci conto che viviamo in una società che imposta l’orario di ufficio dalle 8.00/9.00 alle 17.00/18.00 (con qualche variazione). Quindi se il tuo lavoro ha a che fare con altre persone, sarà il caso di rendersi disponibili la mattina. Non dico spaccare il minuto. Io per esempio non attacco mai prima delle 9.00 se non c’è un’emergenza, ma è anche vero che non posso pensare di iniziare a lavorare alle 11!!!

D’altra parte stiamo attenti a definire disponibilità e orari prolungati. Le telefonate alle 19.00, le mail inviate dopo cena, i whatsapp, gli odiosi whatsapp, inviati la mattina all’alba o a mezzanotte, non rientrano nell’orario di lavoro. Dobbiamo essere noi a darci degli orari, e comunicarli ai nostri clienti / referenti. E non voglio sentir dire “ma c’è un’urgenza!” Tolto il settore sanitario, tutto il resto del mondo non ha diritto a parlare di urgenze. Il rischio è quello di essere sempre reperibili. Non lavoriamo certo al pronto soccorso o in chirurgia.

Mettiamo dei paletti anche alle giornate lavorative. Ricordo che quando iniziai come Partita Iva nel 2009, rinunciando a un posto fisso, tutti mi avevano trasmesso un senso di ansia per il futuro che mi condizionò ad accettare tutti i lavori che arrivavano (“prendi quel lavoro, perché non sai poi il futuro cosa ti riserva”). Il risultato? mi ritrovai tanto di quel lavoro da fare che passai i primi 6 mesi dell’anno a lavorare 7 giorni su 7. E’ importante tenersi uno o due giorni di stacco, per far riossigenare il cervello.

Quindi, se oggi lavorate da casa, che sia smart working o quello che volete, datevi comunque orari e giorni. Durante questo periodo di permanenza domestica forzata a causa del Coronavirus, ho deciso di rispettare il sabato e la domenica. Ovvero nel fine settimana cerco di non lavorare, ma di giocare di più con mio figlio, fare una colazione più golosa, cucinare una torta o fare la pizza… insomma per dare un senso di una settimana che si chiude!

3) Crearsi una postazione

Se ne avete lo spazio, sarebbe importante allestire una postazione con le cose di lavoro in una zona della casa che sia comoda, luminosa, lontana dalla confusione di bambini e altre distrazioni. Ovviamente molti non hanno la possibilità di uno studio o una stanza dedicata, ma spesso può essere un angolo in mansarda o una piccola scrivania in un posto tranquillo. Lavorare sul tavolo di cucina oltre che scomodo può essere poco pratico dal momento che dovrete togliere tutto ogni volta che cucinate, pranzate, ecc. Escluderei anche divano e poltrone che alla lunga possono dare problemi alla schiena e alla cervicale.

4) To do list

Come ogni manuale della produttività vi insegnerà, a inizio giornata sarebbe bene fare una to do list con le attività, dividendole fra quelle con scadenza e quelle di routine. Io cerco sempre di scrivere la mia to do list, o recupero quella del giorno prima, che non contenga troppi punti: vi suggerisco di fare in modo che sia realistica e non troppo lunga, altrimenti a fine giornata sarai frustrato a non averla terminata.

5) Le attività più toste al mattino

Personalmente divido la mia giornata fra mattina e pomeriggio, e ho scoperto che la mattina la mia testa è più fresca e capace di svolgere attività complesse. Quindi tendo a lasciarmi le attività di routine al pomeriggio, e a concentrarmi su lavori che richiedono concentrazione, o creatività (come il caso del copywriting), nelle prime ore della mattinata.

6) Lettura delle mail

Aprire la mail a volte porta a tutta una serie di problemi e cose da “smazzare” che possono intaccare pesantemente la propria produttività. Ecco perché ho abbandonato da tempo la vecchia cattiva abitudine di aprire la posta elettronica come prima cosa al mattino. In genere appena comincio a lavorare faccio le cose che mi ero prefissata come più importanti nella mia to-do-list (vedi punto 4) e solo dopo un paio d’ore apro la posta. Per lo stesso motivo spesso metto off-line anche il telefono, evitando telefonate di persone che hanno voglia di chiaccherare al mattino (ovviamente fanno esclusione le telefonate concordate con i clienti).

7) Limitare l’uso dei social network

Lavorando tanto al computer, e in particolare facendo anche la Social Media Manager, si può avere la tentazione di aprire Facebook e dare un’occhiatina, oppure scorrere il feed di Instagram. Beh, vi accorgerete che ci potrete passare anche 40 minuti di fila senza accorgervene: fra un post di un’amica, la polemica di un demente, e il video virale che tutti condividono, vi perderete fra un profilo e l’altro, facendo crollare la vostra produttività. Quindi consiglio mio: apriteli in piccole dosi e magari solo nelle pause lavorative.

8) Fare delle pause

In genere quando mi capita di lavorare per diverse ore di fila in casa, ho capito che ogni tanto è importante staccare un attimo, fare una pausa. Che sia per bere un caffè, andare al bagno o semplicemente distrarre gli occhi dallo schermo. Aiuta tanto nella produttività. E vi ricorderà del coffee break con i colleghi (potrebbe anche essere il momento in cui chiamate qualche collega per fare 2 battute, magari vi date un appuntamento telefonico). Se avete un giardino, ogni tanto mettete il naso fuori casa, o altrimenti va bene anche affacciarsi alla finestra per una boccata d’aria. Un po’ di ossigeno per il vostro cervello!

9) Staccare per pranzo

Una regola d’oro per lo smart working è quella di non mangiare mai davanti al computer. Sempre per le stesse motivazioni dette prima: rispettare le abitudini lavorative di un ufficio normale, vi aiuterà a non arrivare a fine giornata con la sensazione di essere estraniati dal mondo reale. E quando si mangia: smartphone e computer via! al massimo la televisione se proprio non vi va di stare senza qualcuno che parla (lo dico per chi vive solo, perché chi ha famiglia non ha il problema del silenzio!!!). C’è anche un’altra motivazione per non mangiare davanti al pc: come ci insegnano i nutrizionisti, per dimagrire è bene dare la giusta importanza al pasto, senza distrarsi con tv o computer. Il senso di appagamento di un pasto viene drasticamente azzerato se la nostra testa è distratta da dispositivi elettronici.

10) Relazioni con i colleghi

Se vi manca la parte di contatto fisico e di relazione con i colleghi, ogni tanto concedetevi una skype call magari poco prima o poco dopo la pausa pranzo, o ancora meglio verso le 18 con un bel bicchiere di vino in mano, dove potete scherzare un po’ sulle cose in comune, e tenere viva la relazione. Ma non tenete sempre aperto whatsapp o skype, perché il rischio è che fra commentini, emoji e video virali, sia tutto un beep beep.

Spero i miei 10 punti vi possano essere di aiuto. Se ne avete altri, scriveteli pure nei commenti!

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My BTO 2020: se non c’eri… ecco i video! http://www.elenafarinelli.it/my-bto2020-ecco-i-video/ http://www.elenafarinelli.it/my-bto2020-ecco-i-video/#respond Sun, 15 Mar 2020 16:23:36 +0000 http://www.elenafarinelli.it/?p=2966 A distanza di un mese dalla BTO, in un contesto completamente stravolto dall’avanzata del Coronavirus (sembra incredibile che il 12 e il 13 febbraio potevamo stare tutti fisicamente riuniti in un evento), il web risponde con una grande produzione di video e contenuti a disposizione degli utenti.

Ecco quindi che anche BTO, la Borsa del Turismo Online, ha deciso di pubblicare tutti i video dell’ultima edizione, alla quale ho partecipato sia nella fase di organizzazione, che come relatrice/moderatrice. E’ stato un bell’impegno in termini di tempo e di crescita personale, ma sono molto felice di averlo fatto, perché ho toccato due temi che a me interessano molto, ovvero la reputazione online e l’influencer marketing.

Nello specifico ho aperto entrambe le giornate con due interventi molto “caldi”:

Mercoledì 12 febbraio ho fatto un’intervista nientemeno che a… Tripadvisor! sulla questione trasparenza delle recensioni, fake reviews, etc. Non è stato facile prepararsi all’intervista in inglese con James Kay, Director of Corporate Communications Tripadvisor, ma alla fine si è rivelata una persona gentilissima e molto disponibile.

Qui trovate il video (per lo più siamo doppiati in italiano)

Giovedì 13 febbraio invece ho tenuto banco con un panel di quasi 2 ore tutto incentrato sull’influencer marketing: nella prima parte Lidia Marongiu ha presentato alcuni dati di una ricerca sull’utilizzo degli influencer da parte delle Regioni Italiane (trovate una sintesi qui), nella seconda parte ho intervistato Anna Pernice e Georgette Jupe, due travel blogger e influencer che hanno raccontato la loro esperienza lavorativa in tal senso. Infine la terza parte, con più aspettative, quella che coinvolgeva Live Lotter un Tik Toker molto famoso in Europa nel mondo travel.

Ecco il secondo video (dura un bel po’ ma come scritto sono diversi relatori)

Voglio ringraziare coloro che hanno condiviso il palco con me, che sono stati professionali e molto disponibili.

Un grazie speciale a Giulia Eremita che mi ha coinvolta e ha creduto in me.

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Gli italiani usano il web per prenotare le vacanze? http://www.elenafarinelli.it/gli-italiani-le-vacanze-estive-internet/ http://www.elenafarinelli.it/gli-italiani-le-vacanze-estive-internet/#respond Tue, 03 Mar 2020 10:42:49 +0000 http://www.elenafarinelli.it/?p=2950 Trovo finalmente il tempo di parlare della mia esperienza in BIT 2020. Nella ultima edizione della Borsa Italiana del Turismo sono stata invitata a partecipare a un panel sul turismo, nel quale Nielsen Travel & Leisure ha presentato i risultati di un sondaggio sulle vacanze estive degli italiani dello scorso anno.

In questo momento mi fa un po’ strano parlare di questi dati, perché penso a quanto saranno differenti la prossima stagione, a causa degli effetti del Coronavirus (decine e decine di cancellazioni di prenotazioni di stranieri verso mete italiane). Chissà se fra un anno ci ritroveremo a Milano a parlare dei nuovi dati. Nel frattempo vi condivido quelli presentati in questa edizione.
Lorenzo Facchinetti, Analytic Consultant Manager di Nielsen, ha presentato i risultati di questo Survey condotto su un campione di 1500 italiani, legato alle vacanze della scorsa estate (giugno – settembre 2019) e al ruolo che il web ha avuto nelle prenotazioni e nella ricerca delle informazioni.

Il primo dato chiaro che emerge è che l’82% degli italiani ha utilizzato internet per informarsi e/o pronotare il proprio soggiorno tra giugno e settembre 2019.

Ma vediamo i dettagli..

Gli italiani vanno in vacanza d’estate?

Il primo dato che emerge è che sì, la quasi totalità degli italiani ha effettuato almeno un viaggio nei mesi estivi dello scorso anno (qualcuno anche 2 o 3 viaggi). Il 67% ha svolto la propria vacanza principale in Italia, il 38% ha soggiornato nella meta prescelta per almeno due settimane, mentre il 25% per meno di una settimana.

italiani e vacanze estive come si comportano

Gli italiani amano visitare posti nuovi ed essere parte attiva dell’organizzazione del viaggio, non delegando tutto agli altri. Più della metà preferisce pensare ai dettagli in anticipo e avere tutta la vacanza organizzata. Il 51% preferiscono appartamenti e bed and breakfast legati al territorio.

Nell’estate 2019 oltre il 50% degli italiani ha soggiornato in albergo: il 32% ha preferito piccole strutture o B&B, il 21% grandi catene alberghiere. Un 10% ha scelto il villaggio turistico. Il 5% ha optato per l’agriturismo. Poi ci sono tutti quelli che sono andati nelle proprie seconde case (8%), o a casa di amici (14%). E non scordiamoci tutto il mondo dei campeggi: 3% bungalow, 2% tenda, 2% roulotte o camper.

Il prezzo incide sulle vacanze?

Oltre 30% degli italiani ha scelto la vacanza in base al prezzo. E spesso (32%) l’ispirazione sulla destinazione del viaggio è arrivata dal web.

gli italiani prenotano le vacanze in base al prezzoAlla domanda “come le è venuta in mente l’idea di questo viaggio?” alcuni utenti (16%) hanno risposto di aver trovato un’offerta navigando online, magari su un sito o forum di viaggi (16%).

Quanto tempo prima gli italiani prenotano le ferie?

Sulla booking window in Italia siamo molto frammentati: se è vero che ci sono – meno male – ancora coloro che prenotano con un discreto anticipo le proprie vacanze, ci sono anche molti che aspettano l’ultimo momento per fissare le ferie. Sarà il senso di incertezza generale, la paura del maltempo, la ricerca del last minute o altri fattori (quest’anno avremo l’effetto Coronavirus), ma molti aspettano di arrivare sottodata per fissare. Con grandi ripercussioni sugli operatori che a stagione avviata non hanno ancora un quadro completo del proprio tasso di occupazione. Il quadro è davvero frammentato come si vede dal grafico a torta: non c’è una netta prevalenza di comportamento.

Parlando di numeri: gli italiani che hanno prenotato a distanza di 1 anno sono il 3%, quelli che lo hanno fatto 6 mesi prima sono stati il 12%, e al tempo stesso c’è stato un 30% di italiani che hanno prenotato le proprie vacanze con meno di un mese di anticipo.

Gli italiani usano il web per informarsi sulle vacanze

Un dato che emerge, molto interessante, è che gli italiani usano il web sia per reperire le informazioni, che per prenotare effettivamente le vacanze.

Ben il 71% degli italiani ha cercato online informazioni per le proprie vacanze. Questo è un dato medio. Se analizziamo per fasce d’età chiaramente nella fascia 18-24 anni è il 77% del campione, mentre cala al 62% per gli over 55 anni.

Chi non si è affidato al web, come ha reperito le informazioni? Ha chiesto a parenti, amici e conoscenti (37%), oppure si è affidato ad agenzie di viaggi (16%), ha consultato guide turistiche o libri (14%) o altro (6%).
Durante il panel ho fatto notare che queste fonti a loro volta potrebbero aver usato il web.

Chi ha cercato online, che tipo di siti ha consultato?

Principalmente i Motori di Ricerca, poi i siti di recensioni, i metamotori, i siti degli hotel, i blog e i social network. La gran parte delle catene alberghiere che usa i social network in ottica di promozione turistica sta investendo anche in attività di influencer marketing. Segno che anche questo canale incide nella capacità di scelta della destinazione.

Di questo 71% di italiani che si sono informati online, il 60% ha poi proseguito anche per la prenotazione sul canale online, mentre un 11% ha preferito prenotare offline (magari telefonando in struttura).

Ma attenzione: se sommiamo la quota di coloro che hanno usato Internet per prenotare almeno una parte del viaggio, ecco che l’82% degli italiani ha usato Internet in qualche fase della propria vacanza.

Gli italiani prenotano online?

Altro dato interessante: il 37% degli italiani ha prenotato tutta la vacanza via Internet.
Il 51% ha prenotato online solo l’alloggio, il 43% il mezzo di trasporto a/r per la destinazione, sempre il 43% le attività da fare in loco e il 35% i mezzi da usare sul posto.

Il peso del digital cambia in funzione della destinazione: gli italiani che hanno deciso di trascorrere le ferie all’estero si sono affidati molto di più a Internet, rispetto a quelli che sono rimasti in Italia. Probabilmente è più difficile reperire informazioni da amici e familiari per destinazioni lontane. Oltre che risulta più faticoso prenotare offline un hotel dove non si parla italiano, o magari con fuso orario diverso, ecco quindi che le persone che hanno usato il web per le proprie ferie all’estero sono state ben l’88% (sia cercare info che prenotare).

Un dato invece che mi ha lasciata sorpresa è che molti italiani ritengono faticosa la ricerca online: prenotare una vacanza online è ritenuto facile solo dal 55% del campione. Che sia forse per la troppa mole di informazioni? o per la difficoltà nel capire esattamente cosa è adatto a noi? o i siti sono troppo farraginosi da usare? Chissà…

Purtroppo chi si affida al web non sempre è soddisfatto della propria scelta: anche leggendo le recensioni e i rating, si finisce per disattendere le aspettative. Il paradosso è che l’offline è ritenuto più semplice, e chi ci si è affidato lo ha trovato più aderente con le proprie aspettative.

Insomma concludendo: gli italiani usano il web per le proprie vacanze estive, vuoi per informarsi, vuoi per prenotare almeno una parte della vacanza. Ma c’è ancora molto da fare, soprattutto per gli operatori turistici che devono:

  • presidiare i luoghi dove la gente si informa, in primis motori di ricerca e siti di recensioni,
  • lavorare per migliorare le varie fasi di prenotazione rendendo l’intero processo più semplice e appagante per il turista.

Ringrazio Nielsen Travel & Leisure per la condivisione dei dati. Per qualsiasi informazione potete scrivere a martina.delrio@nielsen.com

 

Credits foto spiaggia: https://www.villaggiomaresi.com

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20 anni di Web Marketing: tempo di bilanci http://www.elenafarinelli.it/tempo-di-bilanci/ http://www.elenafarinelli.it/tempo-di-bilanci/#respond Thu, 30 Jan 2020 15:13:38 +0000 http://www.elenafarinelli.it/?p=2940 Rompo il silenzio sul blog a distanza di un anno. La blogger che è in me si è sentita molto in colpa per non aver aggiornato questo blog (e gli altri blog) come avrei voluto negli ultimi 12 mesi. Ma devo ammettere che è stato un anno frenetico, non che quelli prima fossero stati degli anni di riposo, ma ammetto che il 2019 è stato un anno bello denso.

A inizio 2020 sento la necessità di fermarmi un attimo e, rubando tempo ai miei clienti, analizzare quello che ho fatto negli ultimi 20 anni (sì 20 anni!).

Gennaio 2000 – l’inizio

A fine Gennaio del 2000 feci il colloquio che mi cambiò la vita. Ho iniziato a lavorare con Internet a inizio febbraio del 2000, in piena New Economy. Ero una giovane laureata di 25 anni piena di entusiasmo e voglia di imparare. Ho avuto la fortuna di poterlo fare in una web agency di quelle che forse oggi a Firenze non ci sono più, creata a tavolino da 4 big players. Schiere di programmatori, web designer, content manager, editor e sopratutto un’organigramma ben definito con area commerciale, sviluppo, un direttore generale, un AD (che cambiava un po’ troppo spesso, come raccontai nel blog “Sopravvissuta a 5 AD in 5 anni”!). Lì dentro mi sono fatta le ossa: ho cominciato come assistente al direttore commerciale, imparando a fare un preventivo e a vendere siti web e portali – ho girato tutta la Toscana parlando con albergatori, consorzi e aziende che avevano le idee molto confuse – ma quanto mi è servito! E poi sono cresciuta, passando all’area contenuti e poi al web marketing. Ho imparato tanto e tutto ciò mi ha permesso nel gennaio 2009 di licenziarmi. Rinunciare a un posto fisso per intraprendere una libera professione da consulente.

Gennaio 2009: un nuovo inizio da freelance

Passare alla vita da freelance dopo 10 anni di dipendente è stato… liberatorio. Non mi sono mai pentita, neppure una volta, della mia scelta. E non ho mai dovuto cercare un cliente: non sono di quelle che alza il telefono e digitando numeri a caso chiede “ha bisogno di un sito internet?” oppure “vuole essere più visibile su Google?”. Mai fatto. I clienti, fortunatamente, mi sono arrivati col passaparola spontaneo, oltre che per il fatto che sono molto attiva online.
Certo avere una Partita Iva in Italia comporta molte beghe, non ultima tutta la parte burocratica e fiscale, e le tasse che ci ammazzano. Ma amo il mio lavoro e lo vivo a volte come una missione.

Negli anni il mio lavoro è cambiato. Ho iniziato come consulente SEO. Che vuol dire che mi occupavo di visibilità sui motori di ricerca. Incontravo clienti su clienti con siti non ottimizzati per i motori di ricerca, sui quali (far) mettere mano per crescere. Mi chiamavano chiedendo “perché nessuno mi trova su Google?”

Poi sono arrivati i Social Networks. E le stesse aziende che mi chiamavano per la SEO, ora mi domandano cosa fare con Facebook, o Twitter, o Instagram. Ho passato anni a spiegare ad amministratori delegati, direttori, responsabili vari… cosa servono e perché usarli, o non usarli. E siccome lo facevo con chiarezza, semplicità ed entusiasmo, mi hanno chiesto di raccontarlo anche in aula.

Pian piano l’attività come docente in aula si è affiancata alla consulenza. Tanto che oggi potrei forse dire che siamo al 50% e 50%. Insegno e ho insegnato per varie Università, scuole private, aziende, enti e consorzi. Tengo un corso di Social Media Marketing da così tante edizioni, che potrei recitare slide su slide a memoria, per quante volte l’ho tenuto in aula (pur con gli aggiornamenti).

Gennaio 2020: e ora?

Se devo tirare le somme di questi 10 anni e passa da freelance, dal 2009 al 2019, posso dire di essere soddisfatta, anche se a volte è stato faticoso. Ho lavorato tanto e nel mezzo c’è stata anche la maternità – bellissima, fantastica e travolgente esperienza per una donna – che però ha posto molti paletti alla mia attività lavorativa.

Da un lato non ho certo goduto del periodo di maternità a casa che possono concedersi le dipendenti, nè prima nè dopo il parto: ho lavorato intensamente fino all’8 mese – come ben sa la responsabile del Master in Turismo di Ca’ Foscari che mi ha vista arrivare a Venezia con un pancione enorme! – e dopo 2 settimane che mio figlio era nato ero già a mandar preventivi. Dall’altro lato però via via che lui cresceva ho capito che dovevo rimodulare le mie giornate. Ci sono settimane in cui sono frullo da una parte all’altra dell’Italia, ma ci sono anche giorni in cui so di dover andare io a prenderlo all’asilo o assistere alla sua recita scolastica. E in generale so che quando torno a casa, lui richiede le mie attenzioni e io voglio dargliele.

Per fortuna la vita affettiva non mi ha impedito di portare avanti il mio lavoro: bei progetti, clienti con cui crescere, incontri importanti, tanti convegni. Chiudo gli occhi e vedo facce, numeri, chilometri percorsi. Un giorno di questi devo contare quante ore ho dedicato al web marketing.

E l’ultimo anno? come mai ho postato così poco? anzi nulla?

L’ultimo anno, fra seminari, trasferte, libri pubblicati e clienti, ho avuto il mio bel da fare. Il punto cruciale però è che mi sono accorta di aver postato molto sui miei canali social – in primis Instagram che richiede tanta energia – e meno sui blog. Le conversazioni, le emozioni, le condivisioni dei miei momenti passano tutte dal feed di Instagram e delle sue stories. Lo faccio così tanto che alla fine per qualcuno sono anche una influencer.

Non so cosa mi riserverà il 2020, per ora comincio con 2 panel impegnativi in BTO: nel primo intervisto nientemeno che Tripadvisor. L’altro è dedicato appunto all’influencer marketing. Sono emozionata e un po’ intimorita. Ma ce la metterò tutta.

E chissà fra 10 anni dove sarò.

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Web Marketing per micro-imprese: il libro per la Hoepli http://www.elenafarinelli.it/web-marketing-per-micro-imprese-il-mio-libro-per-la-hoepli/ http://www.elenafarinelli.it/web-marketing-per-micro-imprese-il-mio-libro-per-la-hoepli/#comments Thu, 10 Jan 2019 13:28:24 +0000 http://www.elenafarinelli.it/?p=2927 Dopo anni passati a insegnare in aula, o a consigliare le aziende nelle mie vesti di consulente freelance, sui temi del web marketing – dai Social Networks, a Google, passando per l’email marketing, il copywriting e i blog – ho capito che c’è un problema di fondo per molte realtà. Il budget.

Quando infatti leggo che Mercedes Benz, Oreo, Nutella o Dove hanno lanciato l’ennesima campagna sui social, o in generale su web, ottenendo mirabilanti risultati, mi rendo conto quanto questi esempi non siano applicabili alla gran parte delle aziende italiane.

Tolte i grandi nomi del Made in Italy, sopratutto del comparto moda, il tessuto industriale italiano è composto da micro-realtà che fanno fatica a investire su Internet anche solo poche migliaia di euro.

Gli artigiani, i piccoli ristoratori, i negozi di quartiere, i liberi professionisti non hanno certo il budget di una Barilla o una Buitoni.

Al tempo stesso però sono convinta che il web offra strumenti interessanti per chi vuole farsi conoscere, sicuramente a più basso costo rispetto alla pubblicità tradizionale. E più efficaci del lento, progressivo, passaparola.

Ecco perché ho deciso di scrivere questo libro: “Web marketing per micro imprese e professionisti. Comunicare e vendere online con poco budget“.

libri marketing per pmiDedicato a chiunque abbia un’attività commerciale, ma non le competenze tecniche per capire come usare gli strumenti di web marketing, nè le risorse economiche delle grandi aziende.

Comodamente diviso in capitoli, leggibili anche secondo preferenza personale o interesse (non c’è un ordine cronologico) il libro vuole spiegare passo passo come scegliere un fornitore, quali sono le voci di costo più importanti, dove si può risparmiare e dove no, come smascherare costi sommersi e in generale quali sono le possibilità per vendere online senza spendere cifre folli.

Il libro si rivolge sia a chi parte da zero, che a chi ha già mosso i suoi primi passi, e vuole migliorare la propria presenza online. Ovviamente se hai già il sito, potrai saltare il capitolo dedicato alla scelta della piattaforma per la costruzione del tuo sito. Ma troverai interessante tutta la parte dei social o dell’email marketing.

Lo puoi comprare ora su Amazon https://amzn.to/2RStIGn

Qui di seguito l’elenco dei capitoli e cosa contengono.

  • Capitolo 1 – Poco budget: di che cifre stiamo parlando? una definizione di quali siano le cifre sensate e come risparmiare su certi servizi web.
  • Capitolo 2 – Il sito web: quanto costa fare un sito? che requisiti deve avere, quali sono le piattaforme migliori per realizzarlo.
  • Capitolo 3 – I social networks: meglio aprire Instagram o Facebook? e gli altri? come aumentare fan e follower? come essere più visibili senza spendere una follia?
  • Capitolo 4 – SEO: la visibilità su Google. Come funziona il motore di ricerca, come essere nei primi posti, com’è evoluta la SEO oggi.
  • Capitolo 5 – Email marketing: ha ancora senso? come inviare newsletter che vengano lette.
  • Capitolo 6 – I contenuti. Ma è vero che la gente su Internet non legge? Scrivere contenuti che facciano vendere, di cosa parlare sul sito, sui social, sulle newsletter?
  • Capitolo 7 – La pubblicità online: dai banner agli influencer, passando per Google Adwords, Facebook Ads e le affiliazioni.
  • Capitolo 8 – I blog. Aprire un blog proprio o affidarsi ai blogger. Perché farlo e come farlo.

Dove si compra? in tutte le librerie online (Ibs, Amazon, Libreria Universitaria) ma anche in alcune librerie tradizionali (per esempio io l’ho visto da Feltrinelli).

Se hai domande: scrivimi pure e sarò lieta di risponderti.

Leggi anche il post sul blog del Tagliaerbe –> https://blog.tagliaerbe.com/2018/11/web-marketing-micro-imprese-professionisti.html

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Tripadvisor ora è davvero social! http://www.elenafarinelli.it/tripadvisor-ora-e-davvero-social/ http://www.elenafarinelli.it/tripadvisor-ora-e-davvero-social/#respond Thu, 08 Nov 2018 10:14:40 +0000 http://www.elenafarinelli.it/?p=2916 Chi non entra su Tripadvisor da un po’, forse non si è accorto della grande novità sul sito, implementata da poco meno di due settimane (fine ottobre/inizio novembre 2018).

Se per anni il celebre portale di recensioni veniva incluso nel calderone dei Social Network, ma la cosa era molto discutibile, oggi possiamo affermare che Tripadvisor è diventato a tutti gli effetti un social network.

Basta aprire la home page per rendersi conto che le impostazioni sono quelle dei più comuni social: ci vengono sottoposte foto, video e post di persone che seguiamo (o che ci vengono segnalate da seguire).

E non è tutto qui. Ciascun utente può avere un suo profilo, con foto, nickname, cover… Come vedete dalla foto qui sotto, la prima volta che provate a entrare dentro al pannello “modifica profilo” ti chiede se vuoi aggiungere una foto di copertina, o altre informazioni per completare il tuo profilo.

Come ogni social che si rispetti è possibile avere follower e pubblicare nel proprio feed foto dei viaggi e località visitate.

Quando postiamo foto o video delle località visitate, ovviamente si possono geo-localizzare in modo che si colleghino in automatico ai luoghi (anche più di uno come nel caso del video qui sotto).

I post possono essere commentati e ricondivisi (!) esattamente come succede sui normali Social Networks.

Nel profilo oltre alla foto e alla copertina, è possibile inserire un link, e infatti i primi che qui ci si sono fiondati sono stati i travel blogger.

Ci sono poi le proprie recensioni, i distintivi, le mappe, ecc.

La cosa interessante è che forse in questo modo si cominceranno ad avere utenti autorevoli riconoscibili e non più anonimi. Cioè se io leggo che un certo ristorante è stato recensito da Elisa di Miprendoemiportovia piuttosto che da Francesca di Travel Tales, mi fidero’ molto di più.

Insomma il modello “Community” di Facebook, dopo aver rivoluzionato Twitter, Linkedin, Pinterest ora ha toccato anche Tripadvisor.

C’è anche la possibilità di inserire una Bio, che non a caso è di 160 caratteri come per Instagram e Twitter.

Un altro clone? chissà…

A questo punto l’unico dubbio che mi rimane è: dovremo usare anche qui l’hashtag?

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TTG SUN SIA 2018 in sintesi http://www.elenafarinelli.it/ttg-2018-in-sintesi/ http://www.elenafarinelli.it/ttg-2018-in-sintesi/#comments Tue, 23 Oct 2018 17:50:15 +0000 http://www.elenafarinelli.it/?p=2870 Riesco a postare le mie impressioni solo oggi, a distanza di oltre 10 giorni dalla fine del TTG / SUN / SIA edizione 2018. Quest’anno ci sono stata due giorni, che come sempre sono stati densi e ricchi di stimoli, dei quali voglio condividere con voi alcuni aspetti.

Una fiera che funziona

L’edizione 2018 è andata molto bene, come ha dichiarato il ministro Centinaio che qua era di casa. E i numeri gli danno ragione: 1500 buyers provenienti da 90 Paesi, 150 destinazioni rappresentate, quasi 400 eventi e una marea di interventi. Molto fermento e interesse soprattutto da parte degli operatori del SIA e del SUN. Consolidata la parte del TTG, incluso il TTG incontri.

Un po’ di dati sul turismo

Cerco di presidiare questa fiera a Rimini anche per le varie presentazioni sui trend del settore, e gli osservatori durante i quali vengono sciorinati dati su dati, che si rivelano molto utili a chi lavora nel travel online, come me.

Il più interessante per me è stato l’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo del Politecnico di Milano.

Come primo dato è emerso che il mercato del Turismo in Italia continua a crescere, nonostante qualche operatore abbia lamentato una flessione rispetto alla meravigliosa stagione turistica 2017. Nel 2018 il mercato del turismo in Italia vale 58,3 miliardi.

Il 2018 è stimato in crescita: +1,3% dei pernottamenti, +2,7% gli arrivi e +3,7% la componente estera.

Altro aspetto che mi riguarda da vicino: il rapporto fra innovazione digitale e crescita. Ecco che chi investe nel digitale cresce di più. Del resto anche il mobile continua a crescere. Se è vero che il grosso delle transazioni in ambito turistico avviene ancora via computer, l’utilizzo dello smartphone è cresciuto +46% in un anno.

Il mercato digitale turistico in Italia è arrivato a conquistare un quarto del valore complessivo del mercato travel complessivo e vale 14,2 miliardi (+8% rispetto al 2017).

Il tema del digitale turistico è stato trattato in apertura lavori anche da Giancarlo Carniani e Mirko Lalli, che hanno focalizzato l’interesse sulla rivoluzione digitale che si sta svolgendo nel mondo del travel. In Europa l’online inciderà per il 34%.

Interessante il dato sulla disintermediazione: le strutture ricettive si affidano molto alle OTA ma si rafforzano anche sui canali diretti, come il telefono, il sito web o i social.

L’Osservatorio ha trattato non solo il mondo alberghiero, ma si è spinto anche ad analizzare le altre tipologie di strutture ricettive.

Per le case in affitto la componente economica della cosidetta “sharing economy” o peer to peer (detto in soldoni Airbnb) è arrivata a pesare per il 30%.

Qualche riferimento anche al ruolo delle agenzie di viaggio, che stanno (finalmente) evolvendo grazie al ruolo di Tour Operator e Network di Agenzie.

Altrettanto interessante l´Osservatorio Turismo Outdoor presentato da Human Company insieme a Travel Appeal, che ha stimato in 4,9 miliardi il valore del comparto del turismo all’aria aperta in Italia, con una previsione di crescita del +1,3% per 2019.

L’offerta di turismo outdoor rappresenta il 6% dell’offerta ricettiva tradizionale (pari al 9% degli arrivi in Italia). Durante la scorsa estate 2018, il 77% delle strutture ricettive outdoor si sono dimostrate attive online.

Toscana, Veneto e Puglia sono le regioni con più offerta di strutture outdoor e quelle più frequentate. In generale, l’offerta attiva estiva è concentrata sulle coste italiane, tant’è che le destinazioni marine vengono scelte per il 43,5% dagli ospiti outdoor, ma con il 36,7% anche città d’arte tra cui Venezia, Roma e Firenze spiccano per occupazione degli alloggi outdoor in città.

Per quanto riguarda la tipologia di clientela che ama l’outdoor: è preferita soprattutto dalle famiglie (66%), poi coppie (23%), gruppi di amici (8%).

Per la provenienza geografica, al primo posto ci sono i tedeschi, poi gli olandesi, i francesi, gli austriaci e gli inglesi.

 

Meet Your Blogger

Sono tornata a partecipare al Meet your blogger, che quest’anno è stato (ben) organizzato con una modalità abbastanza chiara: i blogger seduti coi loro banchini, numero di riferimento e materiale vario, e le aziende interessate, per lo più enti del turismo, catene alberghiere, ma anche fornitori di servizi turistici, che giravano, dopo aver consultato il media kit online.

La situazione era oltre le mie aspettative: un esercito schierato di aspiranti viaggiatori  – 84 travel blogger al round della mattina e 69 nel pomeriggio – costituito da vecchie glorie (ciao Elisa & Luca!, ciao Federchicca!, ciao Francesca!, ciao Alessandro!) e da una quantità impressionante di facce nuove, molte delle quali davvero agguerrite.

La sensazione provata da alcuni è stata forse quella di un’eccessiva competizione, per una torta a parer mio assai piccola da spartire – siamo pur sempre in Italia – e una platea di aziende sponsor ancora oggi disorientate.

Chi si è seduto al mio tavolo andava dal “tu cosa puoi fare per me?” al “tu come lavori? gratis? o rimborso spese più compenso?” ma ci sono stati anche quelli che mi hanno chiesto genericamente “come funziona” (forse è lo scotto di occupare i primi tavoli!!!).

Il più bizzarro: uno che mi ha chiesto se sapevo dirgli quanti dei miei lettori partivano da Malpensa! (lol)

Qualche contatto interessante c’è stato, ma credo che per me sarà l’ultima edizione. Ovviamente c’è anche chi invece mi ha scartata perchè ho un blog troppo generico, dato che loro cercano un blog che parli solo a donne/amanti dell’arte/appassionati di slow walking etc.

Invece ho apprezzato la Blogger Lounge, con tanto di pranzo offerto da Vueling (io non ho partecipato perché ho preferito il sushi, ma molti blogger ci si sono fiondati!).

Come si allestisce una colazione in un hotel?

Ho curiosato anche fra gli interventi destinati agli albergatori, intrufolandomi in uno speech molto interessante di Think Future, su come si allestisce la colazione in albergo, su come si calcola il food cost e quali sono i pro e i contro delle varie soluzioni (a isola, a parete, o mista).

Girando fra gli stand SIA e SUN 2018

Se il TTG è più “normale” come allestimenti, è passeggiando negli altri due, ovvero SIA Hospitality Design e SUN Beach&Outdoor Style che si può sognare e capire fino a che livelli può spingersi l’accoglienza turistica.

Camere sempre più curate nei dettagli e di grande pregio, che si tratti di un arredamento tradizionale (vedi foto stand Cafissi), o di un concept di camere super hi-tech, dove i mobili sono ridotti al minimo per lasciare spazio ad altre funzionalità.

Il settore Glamping ci fa sognare di passare una notte in mezzo a un bosco o alla savana, senza rinunciare al comfort di una suite imperiale.

La parte dedicata ai fornitori, con letti soffici, ricolmi di tessuti e cuscini sui quali vorresti sdraiarti, o ripiani scintillanti di flaconi, creme e prodotti per il vanity set che vorresti metterti in valigia! E ancora stand di soluzioni hi-tech per gestire l’apertura delle camere, come la STS – Automazione Alberghiera.

E tanto tanto Made in Italy che ci fa capire come il nostro paese abbia ancora tanto da offrire nel mondo dell’hotellerie.Ma la parte che io preferisco in assoluto, dove non mi stanco mai di passare, è quella con i padiglioni dei vari Paesi del mondo: Giappone, Cina, Seychelles, Cuba, Messico, Brasile, Croazia…

Nonostante la maternità, il lavoro, e tutti i vari impegni, partirei domattina! Per qualsiasi destinazione.

 

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ADword Experience 2018: com’è andata questa edizione http://www.elenafarinelli.it/adword-experience-com-era/ http://www.elenafarinelli.it/adword-experience-com-era/#comments Wed, 18 Apr 2018 20:46:08 +0000 http://www.elenafarinelli.it/?p=2818 Sono reduce dal convegno ADworld Experience di Bologna, che trattava di Online Advertising: due giorni dedicati al mondo Adwords, Facebook Ads, Linkedin Ads e tante altre cose interessanti. La prima giornata l’ho seguita dal vivo, aprofittando dell’occasione per fare un po’ di sano networking, la seconda giornata, per motivi lavorativi, l’ho seguita in streaming (grazie all’ottimo lavoro di Stravideo).

Credo che già gli interventi di Veronica Gentili (che ho già postato qui) e di Dennis Yu, da soli valessero il prezzo del biglietto. Voglio tuttavia annotare alcuni argomenti, relatori o concetti che mi sono rimasti impressi. Non senza fare i complimenti a Giampaolo e a tutta l’organizzazione per aver fatto un evento piccolo numericamente, ma grande dal punto di vista contenutistico e della qualità. Bravi!

Ecco quindi le mie impressioni su alcuni degli speech che ho seguito.

Native Advertising & Content Marketing

Il primo intervento che ho seguito al mattino era a cura di Carmelo Noto di Outbrain e aveva come tema il Native Advertising e il Content Marketing. Per chi non la conosce, Outbrain è un’azienda presente da 10 anni in tutto il mondo, che si occupa di native advertising. Sono leader di mercato in molti Paesi. In Italia coprono circa l’80% degli editori, proponendo widget che raccomandano articoli correlati agli interessi dei navigatori.

L’intervento è partito con alcune considerazioni e numeri: oggi viviamo in un contesto di grande overload informativo, siamo bombardati da tanti contenuti. Siamo sottoposti a oltre 5000 messaggi ogni giorno, è impossibile recepirli tutti! Per i brand questo è un problema.

  • Tra il 60% e 80% dei contenuti creati non raggiunge nessun utente (Source: Contently)
  • Non ci servono più contenuti, ma contenuti più di valore! (Jason Miller Linkedin)

Perché usare i contenuti come strategia di marketing? Perché fa vendere!

Per chi fosse poco pratico di definizioni il Content Marketing è la creazione e distribuzione di contenuti rilevanti e di valore per acquisire e mantenere clienti e raggiungere obiettivi aziendali.

A cosa serve il content marketing ?

I contenuti svolgono ruolo cruciale nel percorso di acquisto.

  • L’84% degli acquisti si avvale di contenuti durante il processo acquisto (fonte: Outbrain).
  • L’82% degli acquisti in negozio avviene dopo aver consultato informazioni rilevanti su smartphone.

Secondo una ricera Forrester, chi ha fatto una strategia basata sui contenuti ha visto crescere il ROI in 3 anni del +136%. Inoltre ha abbattuto del 50% i costi di acquisizione del cliente e incrementato del +5% la spesa media del cliente.

Push vs Pull marketing

Carmelo ha poi di marketing di tipo push in contrapposizione a quello di tipo pull.

Push Marketing: intrusivo, centrato sulla marca, commerciale (si paga in CPM)
Pull Marketing: personalizzato incentrato su utente pertinenza, valore aggiunto (si paga in CPC)

La stessa pubblicità può funzionare o no a seconda di come è impostata. La foto di sinistra è una classica pubblicità vecchio stile, la foto di destra cerca di attirare attenzione dando valore.

Ecco quindi che si passa da un modello centrato sull’advertising a un modello centrato sul contenuto.

Native Advertising

Il 35% degli utenti web in Europa e l’11% in Italia ha installato un Ad block.

Ecco perché parlare di Native Advertising. E’ importante proporre il contenuto giusto all’utente giusto, nel momento giusto.

Perché investire in native advertising?

Come funziona ? Si creano contenuti di valore, che andranno a essere inseriti in contesti correlati. Questa pubblicità non deve ingannare l’utente: che il contenuto è sponsorizzato deve essere esplicito! Ma nel percorso del content marketing sarà fondamentale sia partire dai dati per proporre contenuti di valore per il nostro target, che misurare ogni singola azione.

Content Journey: percorso di comunicazione tramite i contenuti.
Realizzare contenuti rilevanti attraverso analisi dell’audience. Pre-campagna: usare i dati per capire cosa interessa al target.
Personalizzare i contenuti (device, orari, geolocalizzazione…), pomparli con paid media (social, search o altro), misurare (dopo la campagna è importante fare un’analisi di ciò che ha funzionato) e raffinare.

Se dovessimo raffigurare questo processo in 5 step, sarebbe così:

Facebook ADs

Dopo lo speech di Outbrain ho cambiato sala per ascoltare la parte finale del brillante intervento di Dennis Yu, CEO di BlitzMetrics, che mi ha letteralmente conquistata. Come succede con i relatori anglosassoni, che mitragliano la platea con concetti, dati, esperienze e tanto tanto tanto valore, anche Dennis ci ha lasciato con una serie di consigli e riflessioni sul mondo delle Facebook Ads. Ho poi seguito anche gli altri suoi interventi nel pomeriggio e nel giorno successivo.

Tante, forse troppe le cose che mi sono annotata, per poterle riportare qui, ci provo con alcune schermate interessanti.

Dennis ha illustrato il funnel di acquisizione/conversione utenti su Facebook e relative strategie di pubblicità a seconda del punto in cui si trova l’utente. Se ancora non ci conosce sarà necessario fare post sponsorizzati che possano incoraggiare l’engagmente (like, condivisioni, ecc).

Se l’utente invece ci conosce già, possiamo osare di più, e parlare di prezzi e offerte speciali (non ha senso fare offerte a chi non ci conosce neppure!).

Interessante la sua strategia per catturare l’attenzione tramite video di 1 minuto…

Social Media Marketing

Dopo il coffee break ho seguito l’intervento di Veronica Gentili di cui ho già accennato, e a seguire quello di Luca La Mesa, un personaggio molto singolare, che abbina una consistente esperienza nella comunicazione online (circa 8 anni) a un intuito di fondo, che lo ha portato a infilare la strada giusta per la promozione di eventi e prodotti.

Fra i suoi casi di successo, molti legati al mondo dello sport, spiccano quelli che sono riusciti a generare meccanismi virali, grazie anche al coinvolgimento di testimonial sportivi di successo, dal calcio alla pallavolo. Interessante anche come è riuscito a riportare alla realtà italiana best practices americane, come nel caso di Renzi / Obama.

Il suo intervento mi è piaciuto perché è stato ricco di esempi a cui ispirarsi, come questo sulla Roma, che ci mostra come possiamo migliorare i contenuti di un post su Facebook.

Fra le tante cose dette che mi sono rimaste impresse, il fatto che lui passa 2 ore al giorno a studiare le novità di questo mondo; per compensare il tempo “rubato” ai clienti, ha deciso di diminuire il numero di clienti totali che segue all’anno. Meno clienti ma più soldi! Altra cosa sulla quale concordo: il marketing non è solo creatività ma anche raccogliere i dati e analizzare.

Il Marketing in ottica neuro-cognitiva

Della seconda giornata mi ha colpito l’intervento di Giuliano Trenti su come usare le tecniche neuro-cognitive per fare marketing!

Analizzando le reazioni a livello celebrale ci rendiamo conto che le persone reagiscono diversamente davanti a stimoli diversi. Per esempio davanti allo stesso video di automobili chi è più coinvolto, gli batte il cuore!

Ancora più interessante la case history di come reagiscono le persone davanti a una richiesta di beneficenza, se viene fatta con tecniche di story telling o no. Lo story telling fa vendere di più perché attiva alcune aree cerebrali! Per chiedere soldi per una onlus, funziona di più se mi racconti la storia del fondatore, piuttosto alla richiesta e basta. 90 persone su 100 dicono di sì (anziché 50 su 100) e spendono di più. Ma attenzione a non darmi il gadget alla fine, sennò riconduci tutto a un livello di mercificazione rendendo vana la tecnica appena usata.

adwexp 2018

Campagne di Advertising B2B

Un altro intervento interessante che ho seguito è stato quello di Pauline Jakober, che fra le altre cose scrive anche per il sito Search Engine Land, che ha parlato di account B2B e di come migliorare le perfomance sugli annunci Adwords.Anche Luisa Fontana ha parlato di annunci nel settore B2B domandandosi se sia meglio usare Linkedin o Facebook Ads.

I dati che ha mostrato sono molto interessanti: se paragoniamo i risultati ottenuti con i due mezzi, per un cliente settore fiscale, è emerso che su Facebook arrivano più contatti, ma solo il 30% in target (in percentuale). Fatto il 100%: 82% da Facebook e 18% da Linkedin.

La cosa interessante è che se anche se meno in target erano tanti di più e quindi alla fine è risultato meglio Facebook. E costa meno. Ma i lead di Linkedin sono più di qualità.

Ultimo intervento che voglio menzionare quello di Emanuele Chiericato sulle penalizzazioni di Adwords e di Facebook. Se con Adwords ci sono delle regole chiare e dei comportamenti lineari, su Facebook le cose sono un po’ più… anarchiche! Pare che il ban sia più soggettivo e anche la richiesta di riconsiderazione vada rifatta più volte confidando nel fatto che prima o poi si sbloccherà.

Ma cos’è che può causare una penalizzazione o un blocco dell’account su Adwords? E su Facebook ADs?

Come non essere bannati su Adwords:

  • – evitare frasi assolute, con miracoli e promesse
  • – usare immagini che possano disturbare (persino un bambino),
  • – riportare disclaimer chiari,
  • – attenzione al bridging
  • – attenzione errori 404 e lentezza

Su le policy sono più articolate (a volte persino irrazionali).

  • – essere trasparenti,
  • – evitare false promesse o messaggi fuorvianti
  • – non usare sconti > 50%
  • – non usare countdown finti
  • – non usare solo 1 landing con 1 video!
  • – no errori 404, pagine lente

Nel complesso ho trovato l’ADworld Experience un evento formativo di qualità, con relatori che valeva la pena seguire. Sono contenta di aver anche rivisto un po’ di vecchie conoscenze (Giovanni Cappellotto, Tiziano Fogliata, Nicola Briani ecc.).

Chiudo il post con un po’ di analisi twitter, che ho notato poco usato, rispetto ad eventi similari. In ogni caso, secondo quanto riportato da Union Metrics / Tweetreach, già nella prima mattina l’hashtag ufficiale, che era entrato nei Twitter Trends, aveva ricevuto un’esposizione di oltre 405.000 impressions raggiungendo oltre 75.000 account.

Ovviamente io mi sono data da fare… eh eh

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Gli errori più comuni con Facebook Ads: #adwexp http://www.elenafarinelli.it/gli-errori-piu-comuni-con-facebook-ads/ http://www.elenafarinelli.it/gli-errori-piu-comuni-con-facebook-ads/#respond Thu, 12 Apr 2018 17:42:30 +0000 http://www.elenafarinelli.it/?p=2824 Veronica Gentili è intervenuta oggi all’ADworld Experience, riportando la sua esperienza in materia di Facebook Ads. Autrice di due libri su Facebook, esperta a livello mondiale – collabora anche con AdEspresso – ha raccontato alcune cose interessanti, ricavate dalle sue campagne e dai suoi continui test.

Nell’intervento sono stati elencati alcuni degli errori più comuni, commessi da chi fa pubblicità su Facebook, ma anche consigli e dritte su alcune delle molteplici funzionalità dello strumento.

Costi maggiori

Veronica ha esordito sottolineando l’incremento dei costi: il CPM cresce via via che aumentano gli inserzionisti, che oggi a livello mondiale sono oltre 6 milioni. Del resto su Facebook ci sono circa 60 milioni di pagine aziendali, ognuna delle quali in cerca di visibilità. E stando alle ultime dichiarazioni di Zuckerberg (vedi post di gennaio) la visibilità organica è destinata a sparire.

Approvazione

Se qualche anno fa potevamo fare quello che volevamo a livello di messaggi, creatività, inserzioni… oggi le policy sono più strette, e capita più frequentemente che un annuncio non venga approvato. Fra l’altro anche i tempi di approvazione sono diventati in alcuni casi più lunghi.

Vanno a controllare non solo l’annuncio ma la landing page!

Privacy

Anche a seguito del casino successo con Cambridge Analytica, molte cose stanno cambiando. Per esempio non sappiamo più la portata dei pubblici personalizzati. Se amate fare le famose Custom Audiences sappiate che le dimensioni dei pubblici personalizzati non sono più disponibili.

Anche i bot su Messenger in questo momento sono in stand by (quelli da approvare, non quelli che girano di già).

Un mercato che sta andando verso la maturità

Il mondo dell’advertising su Facebook si avvicina a una certa maturità: la piattaforma è più complessa, vengono rilasciati sempre nuovi tool, i prezzi salgono… dall’altra parte le persone sono meno sensibili all’advertising tradizionale camuffato da native advertising.

Dobbiamo fare annunci che devono essere Thumb-stopping! Non basta comprare una bella foto su iStock e pensare che questo basti.

Placements

I placement sono destinati ad aumentare (messenger, gruppi, stories di instagram…) dovremo capire dove vale la pena investire, in alcuni casi disperdere i soldi in tutti questi modi equivale a buttare via i soldi. L’audience Network può essere un posizionamento costoso!!!

Quando si vende bene su FB? 

Quando il prodotto costa poco o quando risolve un grande problema. Pe tutto il resto c’è il funnel.

Il funnel, una parola che va molto di moda, ben si applica a Facebook: se vogliamo che le nostre campagne funzionino e portino vendite, dobbiamo pensare a creare un funnel. Individuare pubblici personalizzati, portare traffico qualitifcato, convertire l’utente… è un processo che si ottiente con un procedimento step via step. E’ raro che su Facebook avvengano acquisti di impulso, a meno che il prezzo sia molto basso o che quel prodotto risolva un problema moto sentito. Siamo in un contesto diverso da Adwords: qui bisogna lavorare sulla domanda latente.

Insomma è la “vecchia” logica di AIDA: Attenzione, Interesse, Desiderio, Azione.

Quali sono gli errori fatali da evitare quando si fa pubblicità su Facebook?

  • Targetizzare troppe persone: mai fare 18-65 anni!
  • Non avere una strategia
  • Non fare test: fare test fa risparmiare fino al 70%
  • Scrivere testi brutti
  • Non usare il pixel. È l’unico strumento per fare retargeting, tracciare le conversioni e ottimizzarle. Non basta Google Analytics. Sono due sistemi di tracciamento diversi e i dati non tornano.
  • Usare immagini brutte
  • Avere landing page brutte
  • Non avere un chiaro obiettivo: fare pubblicità solo per la visibilità non ha senso!
  • Non analizzare i risultati

Customizzare il messaggio in base al livello di interesse

Le aziende, si sa, vogliono vendere, per fare ciò e far loro risparmiare soldi, usiamo i pubblici personalizzati (Custom Audiences), una pratica che ci può far
abbassare il costo di acquisizione anche del 70%.

Una cosa importante, quando decidiamo di fare campagne diverse, a target diversi, è quella di cambiare messaggio. Per spiegare questo concetto Veronica mostra alcuni suoi esempi:

A chi visita il blog, ovvero a un contatto freddo, non pronto a un acquisto costoso, è bene mostrare un annuncio esca, quello che in gergo si dice un magnete, il cui obiettivo sarà  “iscriviti al mio webinar gratuito”.

Diverso è l’heavy visitor: colui che ha visitato tot pagine, o i top visitors tempo speso… sono sicuramente più interessati e quindi per loro potremo osare un altro tipo di annuncio.

Se sei un cliente ancora un altro annuncio, più mirato alla vendita di un corso costoso.

Se hai visitato la pagina, ma non acquistato, non ti devo rispiegare cos’è il corso.

Le campagne Lookalike

Nel suo intervento Veronica si è dilungata sulle campagne lookalike, ovvero basate su una percentuale simile ad un certo campione, che possono costare la metà di inserzioni basate su caratteristiche del pubblico (interessi, età, paese…). Le lookalike sono uno degli strumenti più potenti di Facebook capace di unire intelligenza artificiale e dati di valore per restituire un’audience efficace.

Come funzionano? io indico un pubblico per me rilevante (che so un indirizzario di mail miei clienti o le persone che hanno visitato il mio sito) e lui mi calcola, in percentuale, un pubblico simile, lookalike appunto.

Se possibile, è meglio un pubblico dinamico, per esempio chi ha visitato il nostro sito, piuttosto che un pubblico statico che noi abbiamo importato. I cicli di vita hanno durata breve… 3-7 giorni! E se possibile meglio persone che hanno visitato tot pagine del mio sito e non solo la home page. Oppure persone che hanno visionato almeno 10 minuti di un mio video (3 sono troppo pochi).

Possiamo partire da un pubblico che ha grande valore (un database clienti, le persone che hanno acquistato sul sito, le persone che hanno visitato molto il sito) e poi trovare un campione simile. Come percentuale da testare basta l’1% o il 2%.

Il pubblico di origine deve contenere almeno 100 persone. Il campione ideale dovrebbe essere fra 1.000 e 50.000 persone, se il mio gruppo di partenza è molto più grande, posso scegliere i clienti migliori, in base al lifetime value, al valore delle transazioni, alla quantità degli ordini totale…

Non dobbiamo segmentare i lookalike! (interessi, età, ecc).

Ovviamente dobbiamo poi misurare il ritorno su quanto abbiamo investito in pubblicità (ROAS) .

Conosco Veronica Gentili da anni, e la seguo a distanza nel suo percorso lavorativo, sono contenta di vedere che crescita ha fatto: oggi è una delle maggiori esperte di Facebook Ads in Italia e sono doppiamente contenta: primo perché è una donna, e secondo perché è toscana come me. Sentir dire “ganzo” nelle sue presentazioni mi rende orgogliosa (e me la diventare subito simpatica)!

Domani posterò altre impressioni sull’evento.

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Influencer Marketing: funziona? L’intervista a Buzzoole http://www.elenafarinelli.it/influencer-marketing-funziona/ http://www.elenafarinelli.it/influencer-marketing-funziona/#respond Mon, 05 Feb 2018 19:02:11 +0000 http://www.elenafarinelli.it/?p=2808 Oggi voglio parlare di influencer. Non è la prima volta che lo faccio qui sul blog, del resto è un argomento molto “caldo”: se ne parla tanto anche sui media tradizionali.
Quanto pesa l’opinione e il comportamento di un personaggio molto seguito sui social networks?
Avere un seguito di migliaia o milioni di followers, può influenzare gli acquisti di chi ci segue?

Senza arrivare a casi eclatanti come Chiara Ferragni, oggi definita da Forbes la fashion influencer più importante a livello mondiale, sarà vero che una persona molto seguita su Instagram può far modificare il comportamento d’acquisto di chi la segue?

Gli influencer funzionano?

Personalmente l’ho provato sulla mia pelle: fin da quando sul mio blog di Firenze recensivo ristoranti e pizzerie, e i miei lettori ci andavano. Anche quando oggi do consigli in termini di web marketing, quali corsi frequentare o libri acquistare per rimanere aggiornati, generalmente qualcuno mi scrive per ringraziarmi della dritta suggerita.

A molti miei clienti del settore turismo ho fatto organizzare blog tour proprio con blogger e iger ingaggiati per conoscere il territorio, e raccontarlo sui loro canali, così da ispirare eventuali fan in un viaggio futuro (uno di questi progetti a momenti vinceva il primo premio come miglior evento di promozione turistica del territorio a livello nazionale).

Il fatto che l’Influencer Marketing sia un trend in crescita è dimostrato anche dalla quantità di risultati che trovate cercando su Google.
Se poi date un’occhiata a questo post vedrete i numeri che smuove (https://blog.buzzoole.com/case-study/value-influencer-marketing/#more-39337 )

Come trovare gli influencer?

Una delle difficoltà maggiori da parte delle aziende illuminate, che hanno compreso l’importanza di questi influencer, è la fase di scouting, ovvero di individuazione delle persone giuste.
Ma non va sottovalutato anche il tempo da dedicare alla fase di contatto, al monitoraggio, alla verifica delle attività svolte e all’allineamento delle stesse con i valori aziendali. Infine anche dotarsi di un qualche strumento di analisi delle campagne, per capire cosa ha funzionato di più o di meno, può essere un costo.

Buzzoole

Negli ultimi tempi sono nate società che fanno questo in maniera automatica, come ad esempio Buzzoole, che ho conosciuto prima dal lato utente (sì, anche io nel mio piccolo sono una influencer!).


Pensavo fosse una realtà straniera, ma quando ho scoperto che i fondatori sono di Napoli – che bella cosa! – ho chiesto loro di poterli intervistare.
È incredibile quello che sono riusciti a fare in poco tempo: la startup è nata nel 2013 ma quest’anno sono addirittura in lizza per il «FbStart Apps of the Year», un riconoscimento nato per premiare le migliori startup innovative all’interno dei programmi di Facebook. Il numero di influencer iscritti in piattaforma è di oltre 250.000 e sono ancora in espansione.

Ed ecco qui di seguito alcune domande che ho posto a Fabrizio Perrone.

  1. Com’è nata l’idea di creare una piattaforma di incontro fra Brand & Influencer?
    L’idea nasce quando ancora lavoravo in agenzia, la Fan Media. Al tempo il contatto con gli opinion leader e gli esperti di un dato settore da coinvolgere nelle attività dei brand veniva gestito in maniera totalmente manuale e questo, come puoi immaginare, portava via molto tempo, sia dal punto di vista della mappatura che del contatto 1:1 che, infine, della misurazione delle performance. Mi sono quindi chiesto se non fosse possibile automatizzare in qualche modo tutto il processo di modo da poterlo rendere più veloce, più affidabile e, infine, scalabile. Gli utenti, dopo essersi registrati su Buzzoole, ottengono un profilo molto dettagliato delle proprie competenze e delle audience a cui si rivolgono e questo consente ai brand di poter scegliere in maniera più sicura chi coinvolgere nelle proprie campagne, potendo fare affidamento, inoltre, su metriche di performance precise.
  2. Come funziona/è stato sviluppato l’algoritmo? È frutto di una mente italiana?
    Il nostro sistema di Intelligenza Artificiale GAIIA (Growing Artificial Intelligence for Influencer Affinity) è 100% italiano e nasce dalle menti dei nostri team di Sviluppo e Research & Development con base a Napoli. Il sistema è complesso e unisce big data, image recognition e Natural Language Understanding per analizzare con precisione i profili degli Influencer iscritti in piattaforma, individuandone i topic di influenza ed assicurando il massimo grado di affinità tra loro e i brand che desiderano realizzare campagne di Influencer Marketing.
  3. L’Influencer Marketing è solo per le grandi aziende, tipo quelle che vediamo in tv? Oppure è possibile raggiungere risultati anche senza grossi investimenti?
    Assolutamente no. L’Influencer Marketing è adatto sia ai grandi brand sia alle medie e piccole realtà. A seconda dei propri obiettivi e del budget a disposizione è possibile strutturare una campagna di Influencer Marketing ad hoc che permetta di ottenere i massimi risultati.
  4. Per avere successo è obbligatorio rivolgersi solo a influencer molto famosi e seguiti? (es. Chiara Ferragni) o si possono ottenere riscontri anche con “micro-influencer”?
    No. Naturalmente non tutti i brand hanno gli stessi obiettivi di marketing. Per alcuni l’Influencer Marketing può essere un modo per creare consapevolezza attorno al proprio brand, per altri un mezzo per promuovere la vendita di un prodotto o servizio, per altri ancora può essere un modo per coinvolgere persone a un evento locale. A seconda di quello che si vuole ottenere è possibile coinvolgere micro-influencer oppure celebrity. Le celebrity hanno naturalmente il vantaggio di avere un’audience molto ampia, ma non è detto che Influencer con un’audience minore abbiano meno influenza. Al contrario, il fatto di essere molto verticali su un determinato topic fa sì che la loro community sia più interessata e si lasci ingaggiare più facilmente.
  5. Parliamo di ROI. Come si valuta il successo di una campagna? Solo con cuoricini e click? In generale le aziende vostre clienti sono soddisfatte? Vedono ritorni?
    Al termine di ogni campagna realizzata con Buzzoole, viene fornito un report dettagliato in cui sono riportati tutti i KPI della campagna e i risultati ottenuti. Oltre alle metriche classiche come reach, numero di post prodotti e condivisioni, analizziamo anche il sentiment della campagna, il numero di post virali, i post con le migliori performance e tanto altro.

Se vuoi sapere come funziona la piattaforma leggi qui:
https://blog.buzzoole.com/it/buzzoole-3/come-funziona-buzzoole/

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ADworld Experience 2018: Facebook Ads, Adwords e PPC http://www.elenafarinelli.it/adworld-experience-2018-non-solo-adwords/ http://www.elenafarinelli.it/adworld-experience-2018-non-solo-adwords/#respond Sun, 28 Jan 2018 11:18:05 +0000 http://www.elenafarinelli.it/?p=2797 E’ uscito il programma del prossimo ADworld Experience che si svolgerà a Bologna mercoledì 12 e giovedì 13 aprile 2018. Un evento dedicato al mondo dell’advertising online a cominciare dai più famosi circuiti Adwords e Facebook Ads, ma che tratterà anche di pubblicità su Linkedin, e altri networks. E ovviamente parlerà di ottimizzazione di campagne, conversioni, web analysis…

Particolarmente di livello la lista di relatori con professionisti, sia internazionali che italiani, specializzati nei vari ambiti: PPC, performance marketing, social media, CRO, analytics, ecc.

Un evento che consiglierei sia a chi è alle prime armi, per avere un’idea di cosa voglia dire fare queste attività in maniera professionale, che a coloro che già si sono cimentati con qualche campagna di advertising online e vogliono confrontarsi con colleghi o chi magari ha gestito campagne più rilevanti.

Soprattutto perché ci saranno tantissimi casi reali, raccontati in aula.

Alcuni dei relatori stranieri:

  • Andrew Lolk (fondatore di SavvyRevenue, specializzato nelle campagne PPC per ecommerce);
  • AJ Wilcox (notissimo specialista americano di LinkedinAds);
  • Miles Beckler (ideatore di un interessante metodo di promozione attraverso Facebook Ads);
  • Pauline Jakober (contributrice regolare di Search Engine Land & Search Engine Journal);
  • Ned Poulter (noto specialista inglese di Social Media Marketing);
  • Tim Stewart (uno tra i data analyst più famosi del Regno Unito);
  • Liam Wade (bravissimo specialista PPC inglese);
  • JD Prater (tra i primi 25 più influenti specialisti PPC del mondo nel 2017);
  • Florian Nottorf & Christian Borck (co-fondatori del noto tool PPC tedesco Adference);

Fra gli italiani: Massimo Chieruzzi (CEO di AdEspresso, il famoso tool di gestione delle campagne Facebook), la sempre più lanciata Veronica Gentili (autrice di due libri a tema Facebook), Alessandro Martin, Gabriele Benedetti, Luca La Mesa… e altri nomi che sono ben conosciuti da chi bazzica il mondo del social media marketing italiano.

L’evento è diviso in due giornate:

Mercoledì 12 Aprile – ci sono 5 seminari avanzati su: AdWords, Facebook Ads, Altri network PPC (Linkedin, programmatic ecc.), Tool PPC e Conversion Rate Optimization.

Giovedì 13 Aprile – una sfilza di interventi che raccontano casi reali di ottimizzazione di campagne PPC/CRO in due sessioni parallele (una per il mercato italiano e una per quello internazionale).

Il prezzo? sale in base al numero di iscritti.

Scopri qui il prezzo dell’evento —>

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Facebook cambia l’algoritmo: tempi duri per le pagine http://www.elenafarinelli.it/facebook-cambia-lalgoritmo-e-quindi/ http://www.elenafarinelli.it/facebook-cambia-lalgoritmo-e-quindi/#respond Fri, 26 Jan 2018 14:27:25 +0000 http://www.elenafarinelli.it/?p=2784 Pochi giorni fa è arrivato l’annuncio ufficiale sul blog di Facebook: sono in ponte grandi modifiche all’algoritmo per permettere alle persone di vedere i post più rilevanti, dei propri amici o familiari. La cosa è così grossa che molti parlano di Facebook Zero, ovvero di un nuovo inizio per Facebook (a onor del vero con Facebook Zero si intende anche un’altra cosa). Sta di fatto che è comunque una grande modifica all’algoritmo, di quelle che impatterà le nostre schermate di apertura.

Ma cosa cambia realmente? vediamo insieme.

Come scritto qui sotto nel post originario “Facebook è stato costruito per avvicinare fra di loro le persone e far costruire relazioni. Uno dei modi in cui lo facciamo è mostrare nel News Feed post che abbiano importanza / che abbiano un senso, che provengono da amici o familiari “.

Procedendo oltre nella lettura, viene detto che fino ad oggi venivano usati come segnali le reazioni a un certo post da parte delle persone – ovvero quante reazioni e di che tipo, se ad esempio commenti o condivisioni – per determinare se quel post doveva essere più o meno visibile.

Con questo aggiornamento verranno privilegiati quei post che scatenano discussioni e interazioni fra le persone. Sia che l’argomento del post riguardi un amico che chiede un consiglio per un viaggio, la condivisione di un nuovo articolo o un video che genera reazioni.

Mi domando se per fare questo la gente non cominci a lanciare polemiche… bah! E’ vero che a fine dicembre quelli di Facebook avevano dichiarato l’ennesima lotta ai post spammosi, del tipo acchiappa like, chiamati “engagement bait” (attira l’interazione).

Avete presente quei post che incitano l’utente a fare mi piace, a cliccare o fare altre azioni con frasi del tipo “clicca mi piace se anche tu sei degli anni ’80!” “rispondi SI se ami la musica rock”. Lo staff di Facebook ha categorizzato per mesi centinaia di migliaia di post per insegnare alla macchina un modello di apprendimento che potesse distinguere e riconoscere questo tipo di post, e via via limitarne le visualizzazioni. Ma con queste nuove modifiche la mia paura è che i furbetti del web si ingegnino per creare post polemici o capaci di scatenare scintille, pur di essere più visibili.

Tornando al post recente di Facebook, viene detto esplicitamente che

As we roll this out, you’ll see less public content like posts from businesses, brands, and media.”

Insomma, siccome lo spazio nel News Feed è limitato, il fatto che vedremo più post di tipo personale, farà si che vedremo meno contenuti promozionali e aziendali, inclusi i video. Ancora una volta verranno privilegiati i post delle persone piuttosto che quelle provenienti dalle pagine aziendali.

E quindi cosa succederà?

As we make these updates, Pages may see their reach, video watch time and referral traffic decrease.

Le pagine vedranno un tracollo di traffico e una diminuzione del tempo passato dagli utenti a vedere video. Ovviamente quei furboni di Facebook si parano il… dichiarando che comunque se una pagina aziendale produce contenuti che generano interazioni con gli utenti, non ha nulla da temere. Soltanto quelle pagine che generalmente sono autoreferenziali e pubblicano post che nessuno vuole commentare, vedranno un crollo di visualizzazioni. Peccato che nella mia esperienza siano la maggior parte!!

E naturalmente se un utente vuole essere sicuro di vedere gli aggiornamenti di una pagina, basta che scelga l’opzione “follow” ovvero di volerla seguire e non ci sono problemi.

Mi fa un po’ sorridere tutta questa storia… è un po’ come lavarsene le mani e intanto continuare a fare quello che succede già da un po’. Se tu azienda che apri la pagina Facebook, lo fai solo per fare pubblicità ai tuoi prodotti e servizi, sei destinato a non avere più visualizzazioni ai tuoi post. E quindi non ti rimarrà che pagare acquistando Facebook Ads. Se al contrario riesci a pubblicare post di valore che generano conversazione, questi saranno sempre più in alto nel News Feed.

La vera novità riguarda i video: per molto tempo ci è stato detto che i video funzionano bene. Ora si fa un bel marcia indietro, tranne nel caso in cui non sia una diretta.

Le dirette scatenano discussioni fra gli spettaori, al punto che “live videos on average get six times as many interactions as regular videos“. Un video in diretta ottiene in media fino a 6 volte in più di interazioni, rispetto a un video normale.

E’ una cosa che fanno anche le celebrità.

La perla finale l’ho letta in questo articolo dove si spiega che questa storia dei video e contenuti meno visibili, è dovuta al fatto che gli utenti si annoiano e trovano pesanti certi post. Insomma se entrando lì dentro mi deprimo, alla fine scappo via e  magari uso un altro social network (e questo Mark Zuckerberg non lo vuole!). La cosa fu notata durante le elezioni americane, quando le persone normali non ne potevano più di leggere certe cose su Facebook e per un po’ se ne distaccarono.

Mi viene da pensare a cosa succederà ora in Italia con le elezioni! ma è vero anche durante la questione spinosa dei vaccini, quando su Facebook i toni erano molto aggressivi e negativi, molte persone alla fine non ci entravano più.

Insomma Facebook, nella mente di Zuckerberg, dovrebbe rimanere un luogo ideale dove svagarsi, vedere cosa fanno gli amici, sfogliare le foto del matrimonio di una cara amica… non un posto dove arrabbiarsi o deprimersi!!!

D’altra parte se io vedo più spesso le cose postate dai miei amici, finirà che l’informazione circolerà similare fra i pari, generando una sorta di rinforzo delle proprie opinioni, dal momento che ciò che postano i miei amici è probabile coincida con le mie idee. Mi domando le conseguenze di questo aspetto.

Concludendo… cosa funzionerà? di base sempre le solite regole di funzionamento dell’algoritmo, ma dopo questo aggiornamento succederà che verranno premiati, ovvero resi più visibili,

  • post scritti da amici e familiari
  • post di amici e familiari che chiedono consigli o suggerimenti
  • articoli o video che spingono gli utenti a commentare o intervenire per dire la loro opinione

Cosa dovrebbe fare in futuro un’azienda per essere più visibile su Facebook?

  1. postare meno frequentemente (qualità è meglio di quantità)
  2. creare contenuti che stimolino conversazioni, commenti fra i fan, interazioni
  3. cominciare a fare dirette live, visto che i video live funzionano 6 volte di più dei video normali
  4. non chiedere commenti o like nei propri post in modo esplicito: il cosiddetto “engagment bait” è visto molto male da Facebook, che ti penalizza

Ovviamente per le aziende: usare Facebook Ads.

Ultimo consiglio: cominciate a studiare bene Messenger… le chat bot, le pubblicità… è tutto lì il futuro!

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